20091128 CGIL – Oggi a Napoli manifestazione della CGIL per il Mezzogiorno. Cronaca e foto dell’iniziativa

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28 novembre 2009

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[dal sito www.cgilcampania.it]

 

CAMUSSO: “NESSUNO FERMI I NOSTRI DIRITTI”

     

 

 

 

Image(US CGIL CAMPANIA) – Napoli, 28 novembre – In oltre 30mila, lavoratrici e lavoratori di aziende campane e piemontesi, cassaintegrati, precari, immigrati e studenti hanno partecipato alla grande mobilitazione  che ha attraversato – oggi – la città di Napoli. Quella partenopea era una delle tappe della manifestazione organizzata dalla Cgil in sette città italiane – oltre a Napoli, Bari, Campobasso, Chieti, Cosenza, Messina, Potenza- per il lavoro, lo sviluppo e la legalità al Mezzogiorno.
Un lungo corteo si è snodato da piazza Mancini fino a piazza del Gesù Nuovo per  dimostrare  e dire al Governo, come ha ribadito la segretaria confederale Susanna Camusso durante il comizio finale, “che non esiste una questione meridionale ma nazionale, che non esiste rilancio per il Paese senza il rilancio del Mezzogiorno”.
In testa al corteo, lo striscione con la scritta Lavoro, sviluppo e legalità per il Mezzogiorno e le lavoratrici e i lavoratori delle aziende Selfin di Caserta, Fiat di Pomigliano d’Arco e Pratola Serra, Alitalia, Tirrenia, Ansaldo Breda, Finmeccanica.
In corteo, anche i lavoratori immigrati di San Nicola Varco.
E’ il popolo della CGIL che – in un gemellaggio tra lavoratrici e lavoratori del Nord e del Centro e lavoratrici e lavoratori del Sud, che ha caratterizzato ciascuna delle sette manifestazioni di oggi – ha voluto dimostrare l’unità del mondo del lavoro di fronte alla crisi e contro la logica di contrapposizione del Governo che – come ha sostenuto dal palco la Camusso – “vuole fare del Mezzogiorno un grande mercato a disposizione del Nord, con l’idea di far arretrare il Paese, di dividerlo e renderlo debole”.
“Noi non ci stiamo alla logica della contrapposizione – ha continuato la Camusso  –  non ci stiamo con quest’idea di Paese che ci vuole vedere tutti, con il cappello in mano, ad elemosinare ciò che la nostra Costituzione garantisce”.  
L’intervento della segretaria confederale  è stato preceduto dalla commossa lettura della poesia di Raffaele Viviani O’ fravecatore da parte dell’attore Giacomo Furia e dalla lettera indirizzata dal segretario generale della CGIL Guglielmo Epifani a Don Luigi Ciotti a sostegno dell’appello dell’associazione Libera contro la vendita dei beni confiscati alle mafie.
“La Cgil – ha scritto Epifani – chiede che non si abbassi il livello di lotta alle mafie”.  
Immigrazione, crisi finanziaria e industriale, politiche per il Mezzogiorno e Fiat  sono alcuni dei temi affrontati dalla Camusso durante il suo intervento.
“Il Governo – ha detto – ci deve dire che fine ha fatto il Piano per il Mezzogiorno e quale idea ha di sviluppo per il Paese”. “Bisogna ridare risorse al Mezzogiorno – ha proseguito – basta con l’idea che al Meridione ci sia bisogno di assistenza perchè incapace di fare produzione, qualità e innovazione”. “Qui c’è eccellenza in tantisssimi settori – ha continuato – e in particolare in quelli legati al territorio, come nell’agro-alimentare”. A questo proposito, la segretaria confederale ha salutato i lavoratori immigrati presenti di S. Nicola Varco “mandati a sgomberare dalla polizia – ha detto – per poi riconsegnarli nelle mani del caporalato”. “Gli immigrati – ha ribadito la segretaria – sono una risorsa straordinaria per il Paese e per il nostro benessere”. La Camusso ha inoltre sottolinato la necessità di investire nelle infrastrutture per il rilancio del Paese e soprattutto, del Mezzogiorno. “Le risorse, se si vuole, ci sono – ha denunciato – questa è una stagione in cui è possibile ripensare alla politica fiscale e redistribuire la ricchezza tassando le rendite a favore dei lavoratori e dei pensionati”. “Bisogna rimettere in sicurezza il territorio – ha continuato – si riaprano  i cantieri, si riparta con le bonifiche, no alle opere faraoniche”. Sul tema della crisi produttiva, la Camusso ha affrontato, tra le altre, la questione Fiat. “Non c’è una soluzione per l’Italia – ha detto – senza occupazione”. “Chi pensa che bisogna chiudere l’azienda per costruire il futuro del Paese – ha denunciato dal palco – lo sta facendo sulle macerie”.
In particolare, la segretaria confederale ha criticato le politiche aziendali di Marchionne “che si rifiuta di sedersi ai tavoli, di presentare un piano industriale e ci fa conoscere le sue intenzioni solo attraverso i giornali”.
“Non ci stiamo – ha sottolineato – alla logica della contrapposizione della Campania contro la Sicilia, dello stabilimento di Pomigliano contro la FMA di Avellino”. “Gli incentivi statali devono essere dati solo se sono stati assegnati nuovi modelli da produrre, non si può finanziare chi delocalizza. Chiediamo una soluzione per Pomigliano e Termini Imerese”.
“C’è una straordinaria parte sana del Paese – ha affermato la segretaria confederale – che non intende rassegnarsi, che non intende subire  e insieme alla CGIL vuole ribadire che c’è un’altra strada per l’Italia. Lo abbiamo detto con le iniziative che hanno preceduto la giornata di oggi, lo continueremo a dire giorno per giorno e l’11 dicembre con lo sciopero dei lavoratori della scuola e del pubblico impiego e con tutte le iniziative che organizzeremo fino, allo sciopero generale. Nessun Governo – ha concluso – fermerà i nostri diritti”.

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28 novembre 2009

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CAMUSSO: “NESSUNO FERMI I NOSTRI DIRITTI”

     

 

 

 

Image(US CGIL CAMPANIA) – Napoli, 28 novembre – In oltre 30mila, lavoratrici e lavoratori di aziende campane e piemontesi, cassaintegrati, precari, immigrati e studenti hanno partecipato alla grande mobilitazione  che ha attraversato – oggi – la città di Napoli. Quella partenopea era una delle tappe della manifestazione organizzata dalla Cgil in sette città italiane – oltre a Napoli, Bari, Campobasso, Chieti, Cosenza, Messina, Potenza- per il lavoro, lo sviluppo e la legalità al Mezzogiorno.
Un lungo corteo si è snodato da piazza Mancini fino a piazza del Gesù Nuovo per  dimostrare  e dire al Governo, come ha ribadito la segretaria confederale Susanna Camusso durante il comizio finale, “che non esiste una questione meridionale ma nazionale, che non esiste rilancio per il Paese senza il rilancio del Mezzogiorno”.
In testa al corteo, lo striscione con la scritta Lavoro, sviluppo e legalità per il Mezzogiorno e le lavoratrici e i lavoratori delle aziende Selfin di Caserta, Fiat di Pomigliano d’Arco e Pratola Serra, Alitalia, Tirrenia, Ansaldo Breda, Finmeccanica.
In corteo, anche i lavoratori immigrati di San Nicola Varco.
E’ il popolo della CGIL che – in un gemellaggio tra lavoratrici e lavoratori del Nord e del Centro e lavoratrici e lavoratori del Sud, che ha caratterizzato ciascuna delle sette manifestazioni di oggi – ha voluto dimostrare l’unità del mondo del lavoro di fronte alla crisi e contro la logica di contrapposizione del Governo che – come ha sostenuto dal palco la Camusso – “vuole fare del Mezzogiorno un grande mercato a disposizione del Nord, con l’idea di far arretrare il Paese, di dividerlo e renderlo debole”.
“Noi non ci stiamo alla logica della contrapposizione – ha continuato la Camusso  –  non ci stiamo con quest’idea di Paese che ci vuole vedere tutti, con il cappello in mano, ad elemosinare ciò che la nostra Costituzione garantisce”.  
L’intervento della segretaria confederale  è stato preceduto dalla commossa lettura della poesia di Raffaele Viviani O’ fravecatore da parte dell’attore Giacomo Furia e dalla lettera indirizzata dal segretario generale della CGIL Guglielmo Epifani a Don Luigi Ciotti a sostegno dell’appello dell’associazione Libera contro la vendita dei beni confiscati alle mafie.
“La Cgil – ha scritto Epifani – chiede che non si abbassi il livello di lotta alle mafie”.  
Immigrazione, crisi finanziaria e industriale, politiche per il Mezzogiorno e Fiat  sono alcuni dei temi affrontati dalla Camusso durante il suo intervento.
“Il Governo – ha detto – ci deve dire che fine ha fatto il Piano per il Mezzogiorno e quale idea ha di sviluppo per il Paese”. “Bisogna ridare risorse al Mezzogiorno – ha proseguito – basta con l’idea che al Meridione ci sia bisogno di assistenza perchè incapace di fare produzione, qualità e innovazione”. “Qui c’è eccellenza in tantisssimi settori – ha continuato – e in particolare in quelli legati al territorio, come nell’agro-alimentare”. A questo proposito, la segretaria confederale ha salutato i lavoratori immigrati presenti di S. Nicola Varco “mandati a sgomberare dalla polizia – ha detto – per poi riconsegnarli nelle mani del caporalato”. “Gli immigrati – ha ribadito la segretaria – sono una risorsa straordinaria per il Paese e per il nostro benessere”. La Camusso ha inoltre sottolinato la necessità di investire nelle infrastrutture per il rilancio del Paese e soprattutto, del Mezzogiorno. “Le risorse, se si vuole, ci sono – ha denunciato – questa è una stagione in cui è possibile ripensare alla politica fiscale e redistribuire la ricchezza tassando le rendite a favore dei lavoratori e dei pensionati”. “Bisogna rimettere in sicurezza il territorio – ha continuato – si riaprano  i cantieri, si riparta con le bonifiche, no alle opere faraoniche”. Sul tema della crisi produttiva, la Camusso ha affrontato, tra le altre, la questione Fiat. “Non c’è una soluzione per l’Italia – ha detto – senza occupazione”. “Chi pensa che bisogna chiudere l’azienda per costruire il futuro del Paese – ha denunciato dal palco – lo sta facendo sulle macerie”.
In particolare, la segretaria confederale ha criticato le politiche aziendali di Marchionne “che si rifiuta di sedersi ai tavoli, di presentare un piano industriale e ci fa conoscere le sue intenzioni solo attraverso i giornali”.
“Non ci stiamo – ha sottolineato – alla logica della contrapposizione della Campania contro la Sicilia, dello stabilimento di Pomigliano contro la FMA di Avellino”. “Gli incentivi statali devono essere dati solo se sono stati assegnati nuovi modelli da produrre, non si può finanziare chi delocalizza. Chiediamo una soluzione per Pomigliano e Termini Imerese”.
“C’è una straordinaria parte sana del Paese – ha affermato la segretaria confederale – che non intende rassegnarsi, che non intende subire  e insieme alla CGIL vuole ribadire che c’è un’altra strada per l’Italia. Lo abbiamo detto con le iniziative che hanno preceduto la giornata di oggi, lo continueremo a dire giorno per giorno e l’11 dicembre con lo sciopero dei lavoratori della scuola e del pubblico impiego e con tutte le iniziative che organizzeremo fino, allo sciopero generale. Nessun Governo – ha concluso – fermerà i nostri diritti”.

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